Caldarroste, la poesia dell’autunno

Le caldarroste sono una delle ragioni per cui aspettiamo l’autunno.

IL mondo si divide in due tipi di persone: quelli che amano l’estate e quelli che amano l’autunno. Non si tratta solo di una questione climatica, di freddo e caldo. Ma si tratta invece di tutto quello che uno riesce a trovare in queste due stagioni. Chi ama l’estate si lascia trasportare da pensieri marittimi, di sabbia e di sole, di cocktail a piedi nudi sul lungomare. Chi ama l’autunno, be’…

Come in Game of Thrones, ci verrebbe da dire che «l’inverno sta arrivando». E quindi plaid, divano, caminetto acceso, libri, binge watching, un bicchiere di vino rosso, pinoli caldi e caldarroste. Sì, sembra proprio un bel quadretto, non è vero? Perché è quello che chi ama l’autunno solitamente immagina, insieme alle foglie che cambiano colore, alla flanella e al calore degli affetti.

Le caldarroste rappresentano una vera e propria poesia alimentare nell’immaginario collettivo. Perché sono gustose ma sono anche calde. Perché sono calde e tingono le mani. Perché tingono le mani ma prepararle è un rito. Perché prepararle è un rito e sono anche molto gustose. Si tratta di un circolo virtuoso, quello che le caldarroste fanno intorno al nostro cuore. E se immaginassimo il fondo della castagna come un occhio, ci viene in mente un verso di Paul Eluard: «la curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore».